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STOP alla Bolkestein Uno spettro si aggira per l’Europa La direttiva europea Bolkestein, che prende il nome dall'ex commissario europeo al commercio interno l’olandese Fritz Bolkestein, punta alla creazione di un libero mercato dei servizi all'interno dell'Unione Europea. L'impianto complessivo della direttiva risulta basarsi sulla privatizzazione indiscriminata e priva di una regolamentazione adeguata di tutti i servizi, educazione compresa. Tutte le conquiste sociali maturate in Europa negli anni ‘60 e ‘70 sono a rischio, dalla sanità alla cultura, ai servizi ambientali, alla scuola. La direttiva innesta un meccanismo al ribasso dei costi per tutte le attività legate ai servizi all’interno della Comunità Europea, meccanismo che non può che portare ad un degrado ulteriore del già disastrato welfare europeo. In tal modo l’Europa mette a repentaglio i propri livelli di vita e di coesione sociale. S’introduce la famigerata clausola del “ Paese d’origine”, quindi basterà avere la licenza di operare, rilasciata in un paese a bassa protezione sociale sulle regole per il lavoro, per imporre tali regole anche agli altri paesi, anche a quelli che hanno una più rigorosa legislazione su tale tema. Per fare un esempio con questa direttiva una società polacca può acquisire un appalto in Italia per l’erogazione di un servizio, ebbene a questa società si applica il principio del paese d’origine e quindi i lavoratori di questa società che opererà in Italia (che siano polacchi, italiani o d’altra nazionalità) saranno soggetti alla legislazione polacca per quanto riguarda la retribuzione, la previdenza e la sicurezza sul lavoro. Possiamo ben comprendere la pericolosità di una norma del genere, gli enti nazionali di controllo non avrebbero alcuno strumento per controllare l’operato di questa società, inoltre i contratti nazionali, siglati dai sindacati per garantire un minimo economico per i lavoratori, non avrebbero più alcuna funzione. Vi è già un esempio di un modo di operare simile: la ADESLAS, cassa mutua sanitaria del gruppo “Aguas di Barcellona”, sposterà la sua sede in Polonia e continuerà a fornire le sue prestazioni in Spagna con condizioni di lavoro polacche, ma con lavoratori asiatici, in modo da poter tenere i lavoratori stessi in regime di semi-schiavitù. In tutta Europa è in atto una vasta campagna di protesta che chiede il ritiro della direttiva, si stanno raccogliendo migliaia di firme, il 19 marzo di quest’anno a Bruxelles vi è stata una grande manifestazione di protesta a cui hanno partecipato centinaia di migliaia di lavoratori europei, molti enti locali (amministrazioni comunali e provinciali) hanno approvato delibere in cui chiedono il ritiro della direttiva Bolkestein. Il prossimo 8 giugno, la direttiva sarà presentata in prima lettura al Parlamento Europeo, è importante per quella data costruire un’opposizione forte per impedire la sua adozione e per sconfiggere il disegno neoliberista che l’alimenta. A cura della Confederazione Cobas Pescara |
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