L' Acqua è in pericolo      

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In pericolo la gestione pubblica dell’acqua

Fino a qualche anno fa la gestione dell’acqua era affidata ai Consorzi, costituiti dai Comuni di un determinato ambito territoriale, e l’acqua era considerata un bene primario da garantire a tutti. Negli anni 90 avviene un mutamento radicale: le multinazionali mettono gli occhi su un mercato con enormi potenzialità e nella legislazione italiana vengono introdotte norme che impongono una gestione “imprenditoriale” dell’acqua ma soprattutto scaricano sulla tariffa dell’acqua, invece che sulla fiscalità generale, tutte le spese di investimento necessarie (reti, impianti, depuratori, ecc.). Questo processo di privatizzazione languiva nei cassetti ministeriali quando, con la Finanziaria 2002, il Governo introduceva una norma che obbligava i Consorzi Acquedottistici a trasformarsi in Società per Azioni e gli Enti d’Ambito a fare comunque entro pochi anni le gare per affidare la gestione dell’acqua ai privati, cioè alle multinazionali.

In Abruzzo i sei Consorzi Acquedottistici si sono adeguati, trasformandosi in SPA, e gestiscono, in via transitoria, il Servizio Idrico Integrato (non solo l’acqua dei rubinetti ma anche la depurazione ed il sistema fognario) imponendo tariffe enormi e disagi agli utenti.

Oggi ci troviamo di fronte ad un quadro nuovo ed a scadenze imminenti. Le lotte contro la privatizzazione dell’acqua hanno prodotto un dietro-front del Governo il quale, con la Finanziaria 2004, ha introdotto la possibilità della gestione “in house” in alternativa a quella affidata ai privati. Si possono evitare le gare di evidenza pubblica e si può affidare direttamente la gestione alle attuali SPA a condizione che queste si configurino come articolazioni operative e strumentali dei Comuni, che devono detenere il 100% delle quote societarie delle stesse SPA. I Comuni insomma possono mettersi insieme per gestire il Servizio Idrico Integrato e costituire all’uopo una Società per Azioni sulla quale devono esercitare un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi; inoltre la SPA deve svolgere la parte prevalente della propria attività in favore degli stessi enti pubblici che la controllano. Per approfittare di una tale opportunità è necessario però che le attuali SPA (Aca, Sasi, Gran Sasso Servizi, ecc) adeguino i loro Statuti e gli Enti d’Ambito procedano ai nuovi affidamenti “in house” entro il 30 Giugno prossimo. Se ciò non avvenisse la prospettiva immediata sarebbe quella delle gare ad evidenza pubblica che consegnerebbero l’acqua abruzzese direttamente nelle mani delle multinazionali europee ed americane. Molti dei politici abruzzesi, dei Sindaci, degli Amministratori di Ato ed SPA, si sono pronunciati in favore della gestione pubblica dell’acqua e quindi degli affidamenti “in house” ma, ad oggi, niente si è mosso. Per imprimere in tempi brevi una svolta ad una situazione che si fa sempre più pericolosa, associazioni e movimenti chiameranno nei prossimi giorni alla mobilitazione il popolo abruzzese dell’acqua, quello che ha impedito la realizzazione del terzo traforo del Gran Sasso e la svendita dell’acqua dei fiumi alla Puglia. L’Abruzzo dovrà quindi dimostrare di essere dalla parte dell’umanità e non degli affari delle multinazionali.

                                                                                         Isidoro Malandra

                                                                                   Forum Acqua  -  Abruzzo Social Forum


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Aggiornato il: 25-10-05.